Really good logos

A cura di Chiara D.L.

Livio in queste settimane ha letto un libro che si intitola Really good logos", e dev'essergli piaciuto parecchio perché si è offerto di recensirlo per il blog di Liquid Diamond. O meglio, ha detto: "Chiara io te lo racconto e tu scrivi il post"

Ah. Ok.

Ma il bello doveva ancora venire perché subito dopo mi ha detto anche "così poi ne scriviamo un altro sulla tecnica dell'intervista per la produzione di contenuti testuali!" (tenetevi pronti che tra qualche giorno arriva!)

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Comunque... Livio cominci a raccontarmi qualcosa di questo libro?

"Really good logos presenta e commenta 500 loghi che funzionano: gli autori sono 4 personaggioni del design americano, 4 creativi di rilievo che con semplicità e pochi giri di parole cercano di motivare e promuovere le scelte stilistiche ed apparentemente solo estetiche che fanno di un'immagine un'identità."

Ma c'è un qualche criterio di giudizio o di categorizzazione?

"sì, questa è un'altra delle cose interessanti di questo libro, i loghi presi in esame sono suddivisi per categorie, che credo potrei tradurre così:

  1. azzardi che funzionano
  2. minimalismi che funzionano
  3. orientati al retail
  4. soluzioni intelligenti per piccole realtà (Chiara voleva scrivere "de noantri")
  5. loghi che non funzionano

Naturalmente ogni capitolo ha motivo di essere interessante per me che proprio di design mi occupo non solo per lavoro ma anche per passione e interesse, ma considerato che ne sto parlando per LD devo dire che mi sono concentrato parecchio sul quarto capitolo. Il mondo con il quale abbiamo a che fare più spesso è proprio quello della piccola media impresa, ho sentito vicini i commenti e le peculiarità evidenziate rispetto a questa categoria."

Cioè?

"Cioè ho riconosciuto esattamente gli stessi argomenti sui quali ci si trova a discutere ogni volta col cliente al momento della presentazione di un logo. Come fare a dare una giustificazione concreta di un qualcosa che rischia di apparire soltanto come un virtuosismo estetico, frutto di fantasia e abilità grafica, se non addirittura riconducibile a concetti quali bello/brutto? Bene: dalla lettura di "Really good logos" emerge ancora una volta (500 loghi con 4 commenti ciascuno sono una casistica considerevole) che al di là della soggettività di un giudizio, ci sono dei valori che si ritrovano in tutti quei marchi premiati proprio perché funzionali e funzionanti."

E quali sono quindi questi valori?

  1. Coerenza con l'argomento o la categoria merceologica
  2. Coerenza stilistica tra font e immagine
  3. Equilibrio nelle forme
  4. Riproducibilità
  5. Forza di adattamento e riconoscibilità anche se scorporato

Quindi la conclusione qual è?

"Io credo che la conclusione sia, ancora una volta, che al di là di infinite discussioni e conversazioni sul senso di bello, brutto, mi piace o non mi piace, ci si debba concentrare su dati e argomenti sui quali trovare dei parametri riconoscibili ed efficaci"

E se lo dice Livio, noi ci crediamo!

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