Chooser = Designer

A cura di Samuel Gentile

Non mi è facile spiegare il concetto che sta dietro al titolo di questo post. Forse perché nasce da una serie di riflessioni e di critiche ai gesti quotidiani che non sono mai riuscito ad accettare.

Ammetto però che tutto è partito dalla serratura del basculante.

Ogni mattina osservo con attenzione il banale gesto che compio nell'aprire la serratura e la maniglia del basculante, per tirare fuori la macchina dal garage. Di seguito una foto, nella sequenza si vede bene come la maniglia (una volta aperta) faccia attrito con la chiave e non consenta l'estrazione senza sforzo. E ogni mattina mi chiedo se chi ha disegnato quella maniglia (montata da anni in un numero immenso di basculanti) si sia reso conto del fatto che la sua opera è incompleta, funziona male e si potrebbe migliorare.

C'è un legame fortissimo tra il design e le scelte.
Qualcuno disegna e impone le proprie scelte.
Qualcun altro compie delle scelte e impone un disegno.

Questo principio è applicabile ai prodotti, alla comunicazione, alle società, alle leggi, all'ambiente, alla città, al singolo, alle relazioni interpersonali, al cibo, a quello che ti passa per la testa.

Il ruolo del designer viene spesso confuso o scambiato con la professione del grafico, con chi ha le competenze tecniche, con chi esprime un proprio senso estetico, con l'artista.
Le decisioni dei designer invece influenzano la vita delle altre persone, tutti i giorni, in tutti gli ambiti. Chi ha il potere di decidere è un designer. Allo stesso tempo, un designer ha il grande potere di compiere delle scelte per se stesso e per gli atri.

Noto la facilità con cui ci si fa trasportare dall'emotività, dall'estetica, dal senso del bello, dal "mi piace / non mi piace più"; perdendo di vista la relazione tra scelte e design, tra design e scelte.
Credo sia normale essere attratti dalle stranezze e desiderare qualcosa che differenzi noi stessi o il nostro prodotto nel mercato; il rischio dietro l'angolo è fermarsi alla superficie, all'estetica, al gusto personale, alla funzione.

E come la materia, qualsiasi essa sia, impone la sua forma, alla forma (per citare Richard Serra), allo stesso modo affermo che l'estetica impone il suo destino al design. Modificandolo, alterandolo, snaturando la funzione per cui ha senso.

In "Un altro giro di giostra" Terzani racconta una storia vecchia di secoli sulla libertà:

Un uomo va dal suo re che ha grande fama di saggezza e gli chiede: «Sire, dimmi, esiste la libertà nella vita?»
«Certo», gli risponde quello. «Quante gambe hai?»
L'uomo si guarda, sorpreso della domanda. «Due, mio Signore.»
«E tu, sei capace di stare su una?»
«Certo.»
«Prova allora. Decidi su quale.»
L'uomo pensa un po', poi tira su la sinistra, appoggiando tutto il proprio peso sulla gamba destra.
«Bene», dice il re. «E ora tira su anche quell'altra.»
«Come? È impossibile, mio Signore!»
«Vedi? Questa è la libertà. Sei libero, ma solo di prendere la prima decisione. Poi non più. »

Uccello su una zampa

La prima decisione è molto importante, il resto è conseguenza che non va confusa con la scelta.
Non possiamo ignorare che c'è una grande responsabilità nel prendere le decisioni iniziali, e che, se non si è preparati a mettere in discussione le nostre scelte con questo spirito, sarà molto difficile essere liberi di progettare.
E questo è il lavoro del designer: un tipo in gamba, su quella giusta! ;)

Questo post l'ho scritto con l'intento di provocare una riflessione:[nbsp]vedo solo io un sacco di persone che prendono decisioni importanti che influenzeranno ciò che verrà dopo? Sanno di essere designer?

E che dire invece dei designer che dovrebbero prendere delle decisioni importanti e non lo fanno? Sono ancora dei designer?

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