Punti di contatto che rispecchiano la marca

A cura di Stefano Padovan in Articoli

Quando si parla di comunicazione, molte aziende pensano subito agli “strumenti canonici”: brochure, catalogo, sito, slide. E spesso è proprio lì che nasce l’errore: si parte dagli strumenti, invece che partire dall’esperienza che vuoi far vivere a chi ti incontra.

Noi lavoriamo al contrario. Prima definiamo che tipo di percezione vuoi generare (e che conversazione vuoi attivare), poi progettiamo spazi e strumenti ad hoc: può essere uno stand, una guida alle vendite per commerciali o agenti, una livrea, un nome di modello, un pack da scaffale, un omaggio. Il punto è uno: ogni contatto deve essere coerente con la marca, altrimenti stai investendo per creare confusione.

Tre casistiche tipiche: modi diversi di progettare spazi e strumenti

Qui sotto trovi esempi diversi tra loro. Ogni caso mostra come spazi e strumenti non siano un elenco di materiali, ma una scelta intenzionale legata all’esperienza.

1) Un sistema coordinato, anche con la rete vendita

Quando progettiamo spazi e strumenti di comunicazione non ragioniamo “a pezzi”. Costruiamo sistemi completi, pensati per tenere insieme tutto ciò che il cliente vede e tocca: materiali istituzionali, strumenti commerciali, supporti per eventi e fiere, contenuti e applicazioni operative. Ogni elemento deve lavorare nella stessa direzione, soprattutto quando in mezzo c’è una rete vendita: se agenti, presentazioni e materiali non sono allineati, la marca cambia voce a seconda di chi parla.

>>> Con Mardegan Legno abbiamo applicato esattamente questo approccio: un set di strumenti su misura, curati e coerenti, fino agli strumenti di supporto per la rete agenti.

2) Lo spazio diventa linguaggio: la fiera come esperienza

In fiera non basta “esserci”. O progetti un’esperienza, o stai solo pagando metri quadri. Per noi lo stand è uno strumento: deve far percepire in pochi secondi i messaggi dell’azienda e soprattutto deve portare risultati. Per questo l’esperienza si disegna insieme alla parte operativa: quali contatti vuoi ottenere, che cosa deve succedere dopo la fiera e come lo misuri con numeri chiari.

Con Euganea Vasi abbiamo portato l’arte dentro lo stand come linguaggio di espressione, trasformandola in un modo concreto per attrarre le persone giuste e guidare la percezione di valore.

3) Quando lo scaffale è il campo di battaglia: packaging e presenza in GDO

In GDO il prodotto è sempre messo a confronto: sta accanto ai concorrenti, viene paragonato al volo, e la scelta si decide in pochi secondi. Per questo non basta avere un bel pack. Devi progettare come ti presenti sullo scaffale: cosa si capisce subito, cosa resta in mente, perché dovresti essere preferito.

>>> Con Filè abbiamo lavorato proprio su questo: packaging pensato per reggere la competizione e un’esperienza d’uso che continua anche dopo l’acquisto, con un QR code che porta a ricette e idee pratiche.

Un punto spesso sottovalutato: omaggi e materiali “da portare via”

Gadget, omaggi, piccoli materiali da consegnare: sono punti di contatto potentissimi. Proprio per questo sono anche quelli che fanno più danni quando sono sbagliati o messi nel momento sbagliato.

>>> Se vuoi evitare la classica cianfrusaglia che peggiora la percezione invece di migliorarla, qui trovi una lettura utile.

 

Coordinare i canali: stessa marca, contesti diversi

Un’altra trappola frequente: comunicare bene “a pezzi”. Un canale è curato, un altro è incoerente, un altro ancora racconta una cosa irrilevante. Il risultato è che investi, ma non costruisci riconoscibilità.

Per capire il principio in modo molto netto (e applicabile anche alle PMI), questo articolo ti pò essere utile:

>>> Errori di marketing: cosa Lattebusche può imparare da Volvo

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