Vite Vere, inclusione integrale

Una marca con una missione rivoluzionaria: sovvertire l'assistenzialismo in educazione

La marca è il territorio dove si crea valore. Raccontiamo storie di marca perché vogliamo cercare, trovare e mettere in rilievo tutti i gesti, i dettagli e i comportamenti che troppo spesso rimangono nascosti. La nostra specialità è immergerci nelle marche alla ricerca di particolari preziosi, di nuove prospettive, di parole non dette – da elevare e mettere in risalto come meritano.

Le aziende del futuro non potranno che essere spazi di inclusione che valorizzano il talento delle persone. Questa è la nostra visione del mondo dell’impresa, e da quando l’abbiamo scritta, lo sguardo con cui osserviamo ciò che ci circonda è cambiato. Conoscere chi sta anticipando i tempi in modo dirompente, ci entusiasma.

È andando alla ricerca di queste realtà che abbiamo conosciuto Vite Vere, un progetto che si sviluppa in molteplici direzioni con un unico scopo: abbattere il muro che circonda chi è affetto da deficit cognitivo, sovvertendo il paradigma dell’assistenzialismo in quello dell’educazione.

La norma è una gabbia

Vite Vere nasce come un’associazione di genitori a cui non andava bene ciò che vedevano attorno a sé, e che non sono stati a guardare. Hanno invece avanzato una proposta, frutto di un nuovo modo di guardare al futuro. Cioè che i loro figli potessero godere di una maggiore autonomia e ambire a una loro indipendenza.

Un’idea talmente forte da destabilizzare il contesto in cui si trovavano. A raccontarcelo sono state Patrizia Tolot, presidente di Vite Vere, e Cristina Bietolini, Responsabile Fundraising, quando abbiamo per la prima volta bussato alla loro porta. «All’inizio eravamo quelli che andavano a rompere le uova nel paniere. Il modello in vigore allora, ma tuttora presente, per la disabilità era assistenziale: fai fatica a camminare? Ti porto io. Fai fatica a fare quel lavoro? Lo faccio io per te.»

Vite Vere Gruppo

«I centri diurni erano probabilmente nati con uno scopo diverso. Ma, come spesso succede, quando qualcosa è molto normato, poi si ingessa. È come indossare un collare che non permette più allo sguardo di girarsi. Lì i ragazzi erano bloccati, non inclusi.» L’avversione alla norma è nella natura stessa di Vite Vere.

La base di partenza per il cambio di paradigma è stato creare uno spazio nuovo, libero da costrizioni: «Non volevamo avere il cappio della convenzione con il pubblico che ti impone tutta una serie di limiti. “Normare” era visto come un progresso, e per certi versi poteva anche essere vero, ma d’altro canto è chiaro che metti su delle gabbie, in cui anche chi ci lavora si sente frenato. Noi siamo più liberi

Le tappe di un percorso verso l’autonomia

Vite Vere conta oggi dodici sedi nella zona di Padova e provincia e si sviluppa in diversi rami che permettono ai ragazzi di formarsi e di affrontare per gradi un percorso di autonomia. L’Atelier, dove i ragazzi producono oggetti creativi, venduti su e-commerce o attraverso lo Shop, la struttura turistica Dadi Home, e IDEM il progetto più spinto dal punto di vista dell’integrazione lavorativa.

Ci sono poi i cinque appartamenti in cui alcuni dei ragazzi vivono, a completare il percorso di autonomia che Vite Vere promuove. «La vita è fatta a step. La prima cosa è il lavoro: devo fare qualcosa di significativo durante il giorno, non è che posso svegliarmi la mattina e non avere niente da fare. Poi ci deve essere lo sganciamento dalla famiglia.»

Vite Vere Shop

Un unico progetto di vita

Il nome Vite Vere riassume il significato profondo di questo progetto: «Anch'io sono madre di un ragazzo con sindrome di down,» ci racconta Patrizia, «e quando mi sono avvicinata alla possibilità di vederlo adulto ho capito che mi proponevano una vita fatta a pezzi. Chi si occupava, forse, del lavoro, chi della salute, chi forse della possibile vita indipendente. Ma perché non avere un progetto di vita unico dove tutte queste componenti potessero coesistere in maniera armonica

«Noi sappiamo che nel momento in cui i rami principali della nostra vita vanno in disarmonia, la nostra vita non è più equilibrata, e lo stesso è per una persona con disabilità. Che cos’è una vita senza il divertimento, se non hai relazioni sociali ed affettive?»

Ciò che propone Vite Vere non è più una vita sezionata: «Negli anni abbiamo visto che per questi ragazzi è possibile avere una vita integrata, dove tutto sia armonico: uso di mezzi pubblici, una propria casa, l’abitudine al rispetto delle regole fondamentali dell’autonomia lavorativa.»

Vite Vere in viaggio

Una varietà di esperienze vissute in armonia

«Con Vite Vere non si va solo al lavoro ma anche al ballo a teatro, a divertirsi, si va la sera a bere lo spritz in piazza, si va a mangiare la pizza in compagnia. Ci sono una serie di azioni che fanno sì che la persona non sia stanziale in un luogo solo, come spesso accade per le persone con disabilità, ma che possa vivere la vita in maniera piena e appagante

«Rispetto alle attività che generalmente vengono proposte alle persone disabili, qui per esempio il fatto stesso di poter venire in un negozio inserito in un centro commerciale, e di arrivarci con i mezzi pubblici in autonomia, vuol dire poter avere un'immagine di sé che è quella di un lavoratore.»

Il percorso culmina nell’autonomia abitativa. «Questa è l’ultima tappa di un percorso che parte dall’età adolescenziale, per arrivare poi a quello sganciamento dalla famiglia che potrà essere davvero la vita indipendente o quasi.»

E tutto cambia anche per i genitori che pensano al futuro dei propri figli in modo totalmente diverso: «con il pensiero di qualcosa che costruisci prima perché credi all’indipendenza di tuo figlio.»

Vite Vere teatro

Alla scoperta del talento personale

Dopo esserci conosciuti, Patrizia e Cristina ci invitano all’Atelier Dadi. È la dott.ssa Angela Bettin, Pedagogista a capo dei progetti di Atelier, ad accoglierci: «Atelier Dadi è uno spazio creativo in cui realizziamo tantissimi oggetti,» ci racconta. «Sono tutti pezzi unici e irripetibili come unici e irripetibili siamo anche noi».

Salutiamo i ragazzi, ognuno concentratissimo in ciò che sta facendo. In Atelier Dadi si disegna, si dipinge, si inventa, si crea. Angela ci porta a vedere il lavoro che stanno facendo i ragazzi. Silvia sta realizzando la decorazione di bicchieri di vetro con la tecnica della sgocciolatura, li dipinge con estrema cura ed è precisissima.

Ognuno si dedica a ciò che gli è più congeniale e che più gli piace. In un altro tavolo c’è Claudia, che dipinge degli apribottiglie. Le chiediamo qual è la sua giornata tipo, «Io parto da casa mia e vengo qua in laboratorio, prendo il 13 e poi il tram».

Tutto è organizzato fino al dettaglio. Ci sono una serie di cartelli che segnalano dove i vari strumenti di lavoro devono essere riposti: «l’organizzazione da noi è tutto» continua Angela, «siamo in tanti e ogni lavorazione ha un suo percorso che deve essere rispettato per arrivare al cliente; quindi, anche l’organizzazione dello spazio da parte di tutti deve essere precisa.»

Vite Vere balletto

Allenati a cambiare punto di vista

Angela ci spiega una delle loro più grandi abilità: guardare le cose da angolature differenti. Lo fa mostrandoci ad esempio come stanno dipingendo i vasi di vetro: «La nostra filosofia è prendere cose che non vengono più utilizzate e osservarle da una prospettiva diversa. Nel caso dei vasetti di vetro, utilizziamo pittura da muro, insieme alla quale, per farla diventare pittura da vetro, usiamo basi diverse. Non è mai detto che una cosa non possa funzionare insieme a un’altra, basta solo cambiare il punto di vista.

«È quello che facciamo con i ragazzi. Osserviamo tutto quello che fanno di bello e lo valorizziamo. Accantoniamo invece tutto ciò che trasmette il connotato della disabilità, del pietismo. Spesso la scuola insegna delle abilità in modo molto standardizzato: la casetta va disegnata in un certo modo e se non la fai precisa come deve essere non va bene. Vogliamo superare questo modo di vedere le cose, ricerchiamo ciò che ha la sua bellezza in sé, e non per forza che sembri qualcos'altro. Vogliamo creare qualcosa che venga acquistato per la sua bellezza e che non venga poi accantonato».

Vite Vere Atelier

L’esperienza è un terreno più fertile

Daniela Bertino, educatrice responsabile del Progetto Scuole, si occupa di un'attività molto bella, andare nelle scuole a portare la realtà di Vite Vere: «Cerchiamo di fare passare il messaggio che la disabilità non fa paura, che le peculiarità di ogni persona fanno parte delle caratteristiche personali. È sbagliato pensare di essere o dover essere tutti uguali, che se hai il naso più rotondo non puoi entrare nel club dei nasi a punta. Perché non esiste il club dei nasi a punta.»

In queste esperienze i ragazzi presentano alle classi delle scuole i loro lavori, e insegnano come realizzarli, diventano insegnanti: «In questo modo ribaltiamo la situazione: a scuola erano sempre loro che dovevano chiamare per avere aiuto, in questo caso sono gli studenti che chiamano i nostri ragazzi per chiedere aiuto e capire come fare i lavori che realizziamo ogni giorno qui in atelier.»

Vere esperienze. «Cerchiamo anche di raccontare ma quello che si vede, quello che si vive sulla propria pelle, ha un peso totalmente differente, ti rimane nella memoria. È un seme che metti nella mente delle persone e che poi viene portato a casa. Si impatta in modo più forte; fa bene anche alle maestre e anche ai genitori.»

Vite Vere DADI HOME

Verso il mondo del lavoro

Alla conclusione della visita incontriamo di nuovo Patrizia e Cristina, che ci raccontano un altro ramo dell’albero Vite Vetere: Dadi Home, un hotel in centro a Padova in cui lavorano altri ragazzi. «Dadi Home è nata come un'altra strada di possibile occupazione per i ragazzi. L’atelier è per chi è portato verso la creatività e l’arte, ma non tutti hanno questa propensione. C’è invece un’altra parte di ragazzi che è molto portata per le attività di accoglienza e di servizio. Abbiamo pensato, perché non fare una struttura turistica

A gestirla ci sono due operatori che seguono i ragazzi e gli insegnano a svolgere le diverse mansioni in autonomia con l’obiettivo di indirizzarli verso degli sbocchi lavorativi. C’è già un ragazzo che ha fatto questo percorso ed ora lavora in un hotel.

L’altro importante progetto che apre un varco verso il mondo del lavoro è IDEM, Il marchio di Cooperativa Vite Vere, nato per permettere alle aziende di assolvere ad un dovere sostenendo il diritto al lavoro per persone con Disabilità Intellettiva anche importante. 

Le persone che lavorano in IDEM hanno un loro stipendio, pagato dall’azienda, sgravata dall’obbligo di assumere direttamente i ragazzi: «È una convenzione tra noi e l’azienda» ci spiegano Patrizia e Cristina, «che deve sostenere i costi non solo del lavoratore ma anche di chi li segue.» Un’esperienza di integrazione forte, che sottolinea il valore etico del lavoro delle persone con disabilità intellettiva, incentivandole a esprimere la loro creatività e a essere promotori autonomi delle proprie opere.

Vite Vere IDEM

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